Montefano, uno fra i tanti caratteristici borghi della nostra regione, si adagia dolcemente sulla sommità di un colle (242 slm), come un piroscafo sul mare. 

L’azzurro mare ad est, gli imponenti monti, i Sibillini, ad ovest pongono Montefano al centro di uno stupendo scenario contornato da città che lo avvolgono

con il loro passato carico di storia, fede e cultura quali: Loreto, Recanati, Castelfidardo, Filottrano, Osimo e Macerata.

PIAZZA BRACACCINI

CENNI STORICI

Montefano, é uno dei tanti piccoli e bellissimi borghi che si possono ammirare della nostra terra, le Marche. Secondo la più attendibile delle ipotesi nacque probabilmente dalle rovine dell’antico Municipio romano Veragra (268 a.C.) che, intorno al 400 a.C., forse era stato un villaggio piceno poi dei galli Veragri, molti sono infatti i ruderi romani conservati nel paese. Con i Goti di Alarico giunti nel 410 d.C. e successivamente di popolazione barbare, stragi e rovine arrivarono anche nella nostra Veragra che venne distrutta definitivamente intorno al 540 d.C. durante la sanguinosa guerra fra Goti e Bizantini. I superstiti Veragrani in preda al terrore cercarono un luogo dove rifugiarsi e lo trovarono sulla sovrastante e boscosa collina, oggi Montefanovecchio, la città alta di Veregra, dove c’era il loro Tempio sacro dedicato al Dio Faunus, il Lucus. Con l’arrivo dei Longobardi nel 568 d.C. i Bizantini, padroni a quel tempo di gran parte dell’Italia, crearono in un primo momento la Pentapoli Marittima della quale facevano parte: Fano, Rimini, Pesaro, Senigallia ed Ancona. Pochi anni dopo nel 600 d.C. circa arrivò una seconda Pentapoli l’Annonaria che comprendeva: Gubbio, Cagli, Fossombrone, Urbino, Iesi ed Osimo e forse Montis Fani. Nell’entroterra di queste Pentapoli scarsamente presidiate dai Bizantini si stabilirono man mano vari avamposti Longobardi che restarono in vita fino all’età dei Comuni. Con il decadere del potere bizantino, arrivarono fra il 727 e il 729 nuove devastazioni ad opera degli ultimi re longobardi che terminarono con i Franchi che si trovavano a quel tempo nella Francia picena dove era nato Carlo poi Magno. Intorno all’anno mille con la suddivisione del nostro territorio in “Masse”, raggruppamenti di poderi, a quel tempo di proprietà degli Arcivescovi ravennati, quelli intorno a Montis Fani furono probabilmente riscattati dai superstiti montefanesi. Le prime notizie certe sul nostro borgo le abbiamo da Ludovico Antonio Muratori quando Papa Benedetto VIII confermando al Monastero Farfense (1013) le chiese di San Bartolomeo e San Giovanni (Osimo), confermava allo stesso anche la corte di Monte Polesco che si trovava fra Appignao e Montefano. Nel 1303 con la realizzazione delle mura il nostro borgo divenne un vero e proprio castello e in seguito nel 1320 Montefano divenne, grazie all’intervento di Papa Giovanni XXII, una prima volta un  “Libero Comune”. Arrivarono poi tempi difficili quando Francesco Sforza nella lotta ingaggiata con il Papa danneggiò per ben due volte il nostro “castello” sia nel 1434 che nel 1444. Partito lo Sforza, Montefano dopo esser stata governata per sette anni dal nobil uomo Andrea da Monte Fano, venne sottoposta di nuovo ad Osimo che dieci anni dopo, nel 1453, fu obbligata da Papa Niccolò V a ripararne le mura gravemente diroccate e a terminare la ricostruzione della Rocca tutt’ora esistente. Infine questo nostro borgo nel 1497 venne tolto definitivamente ad Osimo e questo per la calorosa accoglienza dei montefanesi data al Cardinale Giuliano della Rovere, poi Papa Giulio II, durante la presa di potere in Osimo da parte del tiranno Buccolino che si era ribellato al Papa. Grazie a questo fatto Montefano fu autorizzato ad avere propri magistrati: Priore, Gonfaloniere e Consiglio e forse uno Statuto in più ebbe anche il privilegio, ma non esiste nessun documento a tale riguardo, di poter inquartare nel proprio stemma l’albero dei Della Rovere. Il nostro primo Statuto stampato nel 1567 attualmente si trova presso il Senato della Repubblica e un secondo, stampato nel 1607, lo troviamo invece presso l’Archivio di Stato di Macerata.

TEATRO LA RONDINELLA

TEATRO LA RONDINELLA

In Piazza Bracaccini, sotto al Loggiato si trova l’ingresso al Teatro La Rondinella. Verso la fine del XVIII secolo alcuni montefanesi contagiati dall’interesse per  il melodramma vollero dotare il paese di una struttura teatrale adeguando a tale scopo un locale interno del nuovo Palazzo Comunale. Le prime notizie sul Teatro risalgono all’aprile del 1789, quando il Consiglio Generale deliberò la costruzione di palchetti. Poi con il passar degli anni nel 1883 l’Amministrazione Comunale vista l’inagibilità ne decise la sistemazione definitiva che venne affidata all’ingegnere capo della Provincia di Macerata, Virginio Tombolini già direttore tecnico del Teatro “La Fenice di Venezia”.  Il Tombolini modificando il vecchio progetto del Daretti sostituì l’ossatura in legname con una audace armatura in ferro e colonne in ghisa a sostegno del sistema di architravatura dei palchi (una innovazione epocale), con galleria al piano di platea. I lavori di pittura vennero affidati nella primavera del 1885 dal Tombolini al perugino professor Bruschi (1849-1910) che affrescò anche la volta del Teatro dove vengono rappresentate quattro delle nove Muse. Talia e Melpomene, sedute accanto a delle maschere simboleggiano la commedia e la tragedia. Euterpe con in mano la cetra e Tersicore rappresentata nell’atto di danzare, simboleggiano la musica e la danza. Le Muse sono intervallate da quattro tondi che ritraggono dei putti che recano i nomi delle stagioni della vita: infanzia, giovinezza, virilità e vecchiaia. Il soffitto quasi piatto è arricchito da una cornice in stucco con “lampi” dorati che riproducono motivi di tralci e foglie che congiungono, draghi grifoni e conchiglie. La parte del Teatro che colpisce di più è costituita dalle ringhiere in  ghisa che, essendo divise l’una dall’altra, fanno somigliare i palchi a tanti balconcini adorni di antichi merletti. Il Teatro, nell’insieme é un anticipo a quello che sarà poi chiamato lo stile floreale Liberty e che, intorno al 1895, si affermerà in Belgio con il nome di Art-Nouveau.   Il teatro, progettato nel 1883, fu inaugurato il 17 settembre del 1887. Dal 2005 dopo un accurato restauro il Teatro La Rondinella é tornato al suo antico splendore ed oggi come ieri “serve alla cultura della mente…riunendo in sé l’utile e il dilettevole ”.

MUSEO GHERGO

MUSEO GHERGO

Il Museo Ghergo si trova in una location sotto lo splendido loggiato che si affaccia su Piazza Bracaccini, nell’edificio che fino a qualche anno fa ospitava il Palazzo Comunale. Dopo un intenso lavoro di ristrutturazione da parte del Comune, i locali ampi e luminosi ospitano oggi molte opere di Arturo Ghergo ed alcuni dei suoi preziosi strumenti di lavoro: un percorso raccolto in due sale, la Sala Ghergo e la Sala Consiliare, che immergono il visitatore nella vita professionale e non di Arturo Ghergo. Completano la struttura una terza sala destinata ad ospitare Mostre, Workshop e Incontri. Uno spazio espositivo permanente fiore all’occhiello della fotografia regionale e nazionale.

Aperto dal venerdì alla domenica con orari 10 – 12 e 17 – 20. 

COLLEGIATA SAN DONATO

COLLEGIATA SAN DONATO

La Collegiata San Donato si affaccia in Piazza Bracaccini. Non é noto quando fu edificata una prima chiesa intitolata a San Donato ma vi si fa riferimento in un documento risalente al 1157. Un’ulteriore notizia l’abbiamo nel 1308 negli Statuti Osimani quando lo storico e Vescovo di Osimo Pompeo Compagnoni ricordava un atto consiliare del 1570-1573. Della necessità di ricostruirla se ne parlava anche nella “Visita” di Monsignor Pacini, Vescovo di Chiusi, nel 1573, quando la trovò completamente distrutta. La nuova chiesa a tre navate senza volta, venne costruita con bolla pontificia di Papa Sisto V dell’11 gennaio del 1587 ed eletta a Collegiata. In seguito lesionata gravemente dai terremoti del 1703 e del 1741 se ne decise la ricostruzione. I lavori dell’attuale chiesa iniziati nel 1762 terminarono nel 1768. Più grande della precedente: 34 metri in lunghezza, 12 in larghezza, 34 in altezza, in stile tardo barocco, ha una bella facciata in cotto a due ordini separati da un cornicione con due porte sormontate da timpani. Ad una sola navata è dotata di un altare maggiore e di quattro cappelle laterali. Sotto il pavimento sono conservate sei ordini di sepolture. Entrando, sul primo altare di sinistra, a lato, è visibile lo stupendo dipinto “L’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele”, (1550-1595), di cui l’autore è sconosciuto. Sopra il coro domina la bella e  monumentale tela “L’Assunzione della Vergine”, oggi restaurata, opera giovanile del pittore Philippus de Comitibus (1708). Sul sottostante altare c’é un crocifisso ligneo del ‘500 nel quale è possibile vedere l’esempio di simulacri omologhi di Domenico Indivini e Sebastiano d’Appennino (Delpriore). Di grande valore storico l’antico Organo posto sulla Cantoria che fu costruito in modo artigianale nel 1772 da Don Giuesppe Fedeli e da suo fratello.

CASA NATALE PAPA MARCELLO II

CASA NATALE PAPA MARCELLO II

In Contrada Altobello (nell’allora Palazzo dei Priori) si trova la casa dove nacque nel 1501 Marcello Cervini. Segretario di Stato, Vescovo di Nicastro, infine, Cardinale di S. Croce in Gerusalemme, fu lui che di fatto portò avanti il Concilio di Trento con perfetta padronanza e capacità intellettuale. Salito poi al soglio pontificio come Papa Marcello II nel 1555.

PALAZZO CARRADORI OLIVI

PALAZZO CARRADORI OLIVI

Il Palazzo Carradori Olivi attualmente ospita la sede Municipale. Questo palazzo passò in mano alla famiglia Olivi quando, la contessa   Elisabetta Carradori dopo la morte del capitano Dante Olivi suo sposo avvenuta nel 1890, vi aveva eletto la propria dimora. Tra la fine dell”800 e l’inizio del ‘900, vennero effettuate alcune modifiche che riguardavano i controsoffitti in cannucciaia. L’altana e il balconcino del secondo piano, furono aggiunti intorno al 1925. Il Palazzo, che si articola su tre piani ed un seminterrato, presenta una facciata semplice e lineare, ritmata da tre cornici. L’ingresso principale si presenta con un portale ad arco a tutto sesto ed è caratterizzato da una cornice modanata decorata con bugne quadrate. Suggestivi sono i sottostanti magazzini che presentano volte a crociera intervallate da archi a sesto ribassato. Una ripida scala coperta con una volta a botte ci introduce nella sottostante grotta. Il primo piano è impreziosito da raffinate decorazioni pittoriche settecentesche visibili sul soffitto di sei stanze. La copertura è formata da travi e listelli in legno e da un manto di pianelle in cotto.

TORRIONE SCARPATO

TORRIONE SCARPATO

Il Torrione Scarpato rappresenta l’ultima testimonianza dell’antica cinta muraria quattrocentesca e, oggi, adibita ad abitazione privata. Dalla sommità del torrione si possono scorgere le cittadine di Loreto e Recanati. Edificato intorno ai secoli XIV-XV, presenta una grossa torre angolare in muratura con base a scarpa e pianta rettangolare. Nella parte alta del torrione si possono ancora notare le feritoie e la merlatura ghibellina a coda di rondine. La base inclinata del muro, caratteristica opera difensiva, aveva la possibilità di tenere, a quei tempi, il più distante possibili i nemici.

CENTRO STUDI BIBLICI G.VANNUCCI

CHIESA S.FILIPPO – CENTRO STUDI BIBLICI

In Via Servi di Maria, si erge, la barocca Chiesa di S. Filippo e l’imponente Convento Servita, oggi sede del noto Centro Studi Biblici G. Vannucci. Nel 1488 poiché l’Ordine dei Servi anticamente officiava in una chiesetta detta di Santa Maria di Ginestreto posta in una località fuori porta chiamata la“Porticella” il Vescovo di Osimo, Paride di Monte Manno, autorizzò il Comune di Monte Fano ad erigere una vera e propria chiesa al posto della vecchia. Nel 1614, il Consiglio Generale del nostro Comune potendo usufruire di entrate extra decise di erigere un Monastero di monache dell’Ordine delle Clarisse o di San Bernardo. Con il sopraggiungere nel 1653 della Bolla “Instaurandae” di Papa Innocenzo X i piccoli conventi furono soppressi al ché i PP. Serviti dovettero lasciare il paese. Terminati nel 1671 i lavori, non trovandosi dodici fanciulle disposte ad intraprendere la vita claustrale, l’Amministrazione comunale richiamò i PP. Serviti che acquisito il nuovo Convento decisero di erigere una nuova chiesa, l’attuale, che venne inaugurata nel 1703 e dedicata a San Filippo Benizi Propagatore e V Priore Generale dell’Ordine. Progettata da Giovanni Battista mastro Paolo é in stile barocco, con una sola navata si presenta con una semplice facciata con duepilastri ai lati della porta principale sovrastata da un timpano. Al suo interno dietro all’altare maggiore è visibile un bel coro in noce. In alto il bel dipinto raffigurante San Filippo, del pittore Tibalducci di Recanati. Caduto fra il 1860 e il 1861 lo Stato Pontificio, proclamata l’Unità d’Italia il Comune chiese l’uso del Convento, quattro anni dopo il Fondo per il Culto cedette allo stesso anche la Chiesa. Nel 1897 la Chiesa e il Convento vennero riacquistati e donati ai PP. Serviti. Da visitare l’antico chiostro, il bel porticato, la biblioteca, una pregevole tela che raffigura Papa Marcello II (1832) e il Museo di Arte Sacra allestito nelle sottostanti grotte.

GIARDINI DA BORA

GIARDINI DA BORA

A Montefano ci sono varie aree verdi fra le quali quella chiamata da noi montefanesi “Da Bora” dove è possibile ammirare lo stupendo spettacolo che ci offre da sempre la natura con il tipico paesaggio marchigiano. Un saliscendi di dolci colline che digradano dolcemente dai monti verso il mare. I Giardini da Bora si trovano all’interno del centro storico in una zona panoramicissima con annesso un Chiosco dove rilassarsi e rifocillarsi.

FONTE TORCIANO

FONTE TORCIANO – PARCO VERAGRA

Un’altra zona verde è il Parco Veragra, una vasta area a sud ovest del paese, dove si trova l’antica e restaurata “Fonte Torciano o Fonte Ckiara” ricordata insieme ad altre Fonti negli Statuti Osimani del XIV secolo. Si sa che fino al 1914 le nostre donne, quelle del centro storico, usavano recarsi a questa fonte per lavare i panni e fare il bagno ai loro figli più piccoli. 

I LEGNETTI DI GIOMBETTI

I LEGNETTI DI GIOMBETTI

È una curiosa mostra di arte popolare composta dalle meravigliose miniature in legno che rappresentano monumenti ed edifici locali, nazionali e internazionali, create dal montefanese Emilio Giobetti. Le opere sono realizzate in scala con una’accuratezza minuziosa e un’attenzione devota a tutti i dettagli e ai particolari. Per realizzare il manufatto Emilio inizia con uno studio accurato e preciso per fare in modo che il modello, seppur in scala, rispecchi in tutto e per tutto l’edificio a grandezza naturale, attraverso l’immensa passione che lo contraddistingue si arma di pazienza e laboriosità per dar vita alle sue realizzazioni uniche nel suo genere che risultano davvero affascinanti e suggestive.

MONUMENTO AI CADUTI

MONUMENTO AI CADUTI

Costruito nel 1922 ad opera dello scultore osimano Giuseppe Martini, il Monumento, posto all’ingresso della città, nasce su iniziativa di un comitato cittadino a testimonianza del profondo rispetto della città verso i montefanesi caduti per la patria nella guerra del ’15-’18. La base in marmo, dove sono incisi i nomi dei valorosi combattenti, è sormontata da una statua in bronzo che raffigura un fante con in mano una bandiera e una bomba.

PAPA MARCELLO II

PAPA MARCELLO II (MARCELLO CERVINI)

Marcello nacque il 6 maggio 1501 in una stanza del Palazzo Comunale di quel tempo. Marcello della famiglia Cervini di Montepulciano, coltivò sin dalla fanciullezza gli studi umanistici. Fece parte della delegazione pontificia condotta da Papa Paolo III in persona al convegno di Nizza nel 1538, quindi accompagnò Alessandro Farnese nelle varie missioni diplomatiche che seguirono. Viene successivamente nominato Cardinale il 19 dicembre 1539. Cervini si occupò dell’organizzazione del Concilio di Trento e né fu presidente nelle sue prime sessioni e, a partire dalla fine degli anni quaranta, autorevole membro del Sant’Uffizio. Fine umanista, coltivò le attività culturali sin dagli anni quaranta; al centro dei suoi interessi ci fu la cura della Biblioteca Vaticana di cui nel 1550 fu nominato a vita Cardinale Bubliotecario. Nel 1539 fu nominato Vescovo di Nicastro, nel 1540 di Reggio Emilia, infine nel 1544 di Gubbio. La sua abilità politica gli valse l’elezione al papato il 9 aprile del 1555 col nome pontificale di Papa Marcello II, il 222° Papa della Chiesa Cattolica. Morì solo dopo 22 giorni di pontificato.

ARTURO GHERGO

ARTURO GHERGO

Ghergo nasce nel 1901 a Montefano e si trasferisce a Roma nel 1929, dove apre uno studio fotografico nella centralissima via Condotti. Nel giro di pochi anni si afferma come il ritrattista più ambito della Capitale, conteso da divi del cinema, personaggi della politica, della cultura e dell’alta società. È soprattutto il mondo del cinema che affida a Ghergo la rifondazione della propria fotogenia. Negli anni in cui l’Italia imboccava la via dell’autarchia sul fronte cinematografico, le star nostrane, anche grazie al sapiente obiettivo di Ghergo, non fanno rimpiangere quelle d’oltreoceano. La sua formula iconografica gli garantisce una fama e una considerazione praticamente immutata, fino alla morte prematura, nel 1959.

GUELFO GIORGETTI

GUELFO GIORGETTI

Nato a Montefano il 17 maggio del 1875 già a 5 anni dimostra una spiccata tendenza per l’arte figurativa nel modellare con la creta immagini sacre. Il vecchio padre Giorgetti, dovendosi recare in Argentin, conduce con se il figlio allora diciassettenne e lo iscrive ai corsi dell’Accademia di Belle Arti di Buenos Aires. Dopo aver ricevuto i primi rudimenti di pittura dal professore Orlandi compartecipa all’esecuzione decorativa della cupola del Teatro “Colon” di Buenos Aires. Tornato in Italia (1900), dopo una breve ma fruttuosa sosta a Montefano si trasferisce a Roma dove si iscrive alla locale Accademia per dedicarsi alla decorazione utilizzando anche l’affresco e l’encausto. Nelle visite periodiche ai genitori si diletta a dipingere ad olio o a pastello paesaggi e personaggi del paese fra questi lo stupendo dipinto (1901) “Ferite del Core”, curato con intelligente disamina di ogni particolare costruttivo anatomico che risulta nei volti e nelle mani. Buon amico dei pittori Bruschi e Brugnoli che lo stimavano, viene invitato per l’esecuzione dei dipinti della Sinagoga di Roma. Muore a Roma nel 1935 e viene sepolto nella tomba di famigli Nnel locale cimitero del paese natio.

CORSO CARRADORI

BIBLIOGRAFIA

  • Montefano nella Marca di Egidi e Maggi
  • Storie di Borgo e di Bottega Baiocco G.
  • Montefano nelle sue Tradizioni Popolari di Egidi e Maggi
  • I Servi di Maria di Egidi e Maggi
  • Simone de Magistris di Delpriori
  • Montefano e le Chiese di Rimini
  • De Vita Gestis et Moribus Marcellus II di Pollidori P.
  • Cenni sulla Vita, Gesta e Morte di Marcello II di Rimini
  • Palazzo Carradori-Olivi (Comune Montefano)